2026
Che sia un anno di gioie immense
Nella mia vita ci sono stati due momenti segnati da un dolore grande, incomprensibile e incontrollabile: il giorno della morte di mio padre e quello della malattia di mia madre. Un tipo di dolore improvviso e squarciante, che ti abbatte dalle fondamenta e finisce per metterti così profondamente in discussione come individuo che, quando ne esci — se hai la fortuna, come me, di uscirne — non sei più la stessa persona.
Di storie come la mia ne è pieno il mondo, non è certo un’eccezione. Non è semplice trovare dei dati, ma in Italia ci sono circa 6.3 milioni di vedovi e il 10% circa delle famiglie è monogenitoriale1, si stima quindi che circa 3 milioni di bambini cresca senza un genitore2 — numero che naturalmente va a ridursi più cresce l’età a cui avviene la morte prematura del genitori.
Per quanto relativamente comune sia il fenomeno, si parla abbastanza poco degli effetti: perdere un genitore prima dei 21 anni ha un impatto a lungo termine — fino a 71 anni! — sulla salute mentale della persona coinvolta3, risultando persino in un aumento del rischio di ospedalizzazione, dell’uso di psicofarmaci e delle probabilità di attuare qualche forma di comportamento autolesionista in età adulta (fenomeno osservabile in grande prevalenza sugli uomini, circa per il 70% dei casi)4.
La morte prematura di un genitore è uno di quei dolori che ti cambiano la vita per sempre. Quel tipo di dolore che ti porta a chiederti che senso abbia stare qui e che finisce per condizionare non solo la tua esistenza, ma anche il modo in cui guardi agli altri.
Quello che non sapevo, però, è che esistono anche felicità e gioie altrettanto grandi, incomprensibili e incontrollabili. Gioie capaci di rimettere quella stessa vita in asse, e di rispondere a quella domanda di senso in modo così chiaro e inequivocabile da lasciarti stordito.
E l’11 Dicembre 2025 quella gioia così grande mi ha trovato, con la nascita di Camilla.
Esattamente come per il dolore della perdita prematura di un genitore, niente e nessuno può prepararti alla nascita di un figlio. Per quanto cinema e letteratura abbiano amato — e continuino ad amare — questi temi, ciò che ne esce è sempre un pallido riflesso di cosa significhi davvero trovarsi lì.
Ho assistito alla nascita di Camilla in sala parto. Vederla venire al mondo, appoggiarla sul mio petto, sentirne il respiro e ascoltarne il pianto è qualcosa che ti tocca in profondità in un modo difficile da descrivere. È come se qualcuno ti entrasse dentro e ti abbracciasse il cervello, dimostrandoti che esiste una gioia così grande da rendere tutto il resto secondario. In quell’istante tutto precipita nell’insignificanza: ci siete solo voi tre, e un motivo nuovo per guardare al mondo con speranza.
Nel farvi gli auguri per un 2026 importante, quest’anno vorrei lasciarvi con questa consapevolezza.
Le cose brutte accadono, arrivano senza preavviso e stravolgono la tua vita, mettendola in discussione e cambiandola per sempre.
Ma così fanno anche le cose veramente belle.
Bisogna solo non smettere mai di cercarle.
Un abbraccio,
Riccardo



